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Informazioni generali

Gli arboreti sono costituiti da collezioni di piante appartenenti a diverse specie arboree ed arbustive, in gran parte di provenienza esotica. La catalogazione segue criteri sia di tipo tassonomico che geografico; ogni pianta è identificata da un numero d’inventario progressivo a cui è associato il nome scientifico della specie, definito secondo le norme della nomenclatura botanica. Per ogni specie viene indicato anche l’areale di origine.

Diverse discipline scientifiche quali la botanica e l’ecologia forestale, la selvicoltura, l’ecofisiologia, la patologia vegetale possono trarre beneficio da questo tipo di collezioni. Anche la funzione didattica assume un ruolo fondamentale sia per i visitatori, sia per gli studenti interessati all’approfondimento delle conoscenze botaniche o che svolgono studi inerenti le scienze naturali e biologiche in senso lato.

 

Importante è la funzione di conservazione (ex situ) della biodiversità forestale, in particolare per le specie a minaccia di scomparsa.

In Italia gli arboreti con specie esotiche non sono numerosi e sicuramente quelli di Vallombrosa sono i più importanti (di rilievo anche a livello europeo), sia per motivi storici che per numero di individui, specie, sottospecie, varietà e cultivar ospitati. Secondo l’ultimo inventario effettuato nell’anno 2011, sono presenti poco meno di 1800 individui per 656 unità tra specie, entità sottospecifiche e cultivar.

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La denominazione “Arboreti Sperimentali di Vallombrosa” è determinata dalla creazione nel tempo di più sezioni contigue da parte di eminenti botanici e studiosi del settore forestale che hanno esteso complessivamente gli Arboreti su circa10 ettari.

Nel 1870 Adolfo Di Bérenger realizzava una prima collezione di circa 230 esemplari nella Tenuta che ospitava l’Istituto Forestale presso Paterno (Firenze). Nel 1880 Vittorio Perona trapiantava a Vallombrosa questo primo nucleo andando a costituire quello che oggi è denominato Arboreto Siemoni. Tra il 1885 ed il 1886 Perona si adoperò per allargare la superficie dell’arboreto su circa quattro ettari che costituirono la Sezione dedicata all’Abate vallombrosano Bruno Tozzi studioso di botanica.

Nel 1894 lo stesso Perona costituiva poi presso Masso del Diavolo, in un’area riparata dalle intemperie e ben esposta alle radiazioni solari, un arboreto distaccato con specie più termofile. In seguito questo Arboreto verrà dedicato a Romano Gellini professore di Botanica Forestale presso l’Università di Firenze.

Prima della grande guerra (1914) Ariberto Merendi e Aldo Pavari ampliarono gli Arboreti con una sezione di circa un ettaro dedicata a Vittorio Perona. Tra il 1919 e il 1920 Pavari, divenuto Amministratore della Foresta Demaniale, costituiva una nuova sezione (oggi denominata Arboreto Pavari) di impianti sperimentali con Chamaecyparis lawsoniana, Thuya plicata, Pseudotsuga menziesii e Picea orientalis.

Nel 1922 Pavari istituiva a Firenzela Stazione Sperimentaledi Selvicoltura che, dal1929 inpoi, avrebbe gestito gli Arboreti Sperimentali di Vallombrosa di proprietà del Corpo Forestale dello Stato.

Alla Stazione Sperimentale di Selvicoltura succedeva l’Istituto Sperimentale per la Selvicoltura di Arezzo che, tra il 1976 e il 1981, haulteriormente incrementato gli arboreti con una nuova sezione contenente un elevato numero di specie esotiche dedicata al Botanico forestale Ernesto Allegri.

Nel 1990, si realizza l’ultimo ampliamento con la costituzione, su una porzione del vecchio vivaio, di una piccola collezione di specie arboree e arbustive officinali dalle proprietà curative.

Nel 2004 all’Istituto Sperimentale per la Selvicoltura è succeduto il Centro di Ricerca per la Selvicoltura di Arezzo (CRA SEL) che continua a gestire gli Arboreti di Vallombrosa in continuità con l’impegno assunto nel 1929 dall’allora Stazione Sperimentale.

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E' possibile visitare gli Arboreti di Vallombrosa secondo tre percorsi tematici che presentano differenti aspetti botanici e strutturali.

 

Percorso arancione

Attraversa parte degli Arboreti Tozzi e Pavari. Tra gli esemplari che meritano attenzione per la loro maestosità (i “giganti”) si segnalano Calocedrus decurrens (circonferenza 7,5 m) dalla corteccia molto spessa e caratteristicamente rugosa e Thuja plicata (circonferenza 6,1 m). Si possono inoltre osservare esemplari vetusti di Castanea sativa, Fagus sylvatica ‘Asplenifolia’ e ‘Purpurea’, Tilia europaea, Tilia cordata e Tilia platyphyllos.

Nell’Arboreto Tozzi emergono due esemplari di Pseudotsuga menziesii di notevoli dimensioni (circonferenza 4,7 e 5,2 m) ), un individuo di Abies alba ‘Pendula’ dalla forma stravagante (il cosiddetto mostro) e il suggestivo viale dei Carpini (costituito da Carpinus betulus). Seguendo l’anello del percorso, si possono ammirare in sequenza Cryptomeria japonica ‘Globosa Nana’ cultivar dalla forma sferoidale (il mappamondo) e nella parte finale due esemplari di dimensioni ragguardevoli di Sequoia sempervirens (circonferenza 4,1 m) e Sequoiadendron giganteum (circonferenza7,2 m), interessanti sia per la monumentalità che per l’antica origine evolutiva dei generi che si pone fra il Cretaceo e i successivi periodi del Terziario.

 

Percorso giallo

La prima parte del percorso coincide con il precedente per poi proseguire nell’Arboreto Perona dove si possono osservare individui pregevoli di Fagus sylvatica ‘Purpurea’, Pinus nigra subsp. pallasiana e Fagus sylvatica subsp. orientalis. Più avanti sulla destra è presente un esemplare di Pinus ponderosa di dimensioni notevoli (circ. 3,2 m). Il percorso si ricollega poi al “viale dei tigli” lungo il quale si può ammirare il fusto monumentale di Pinus lambertiana (circonferenza di 5,8 metri e altezza superiore a 40 metri) che produce anche coni che possono raggiungere 50 cm di lunghezza. Notevoli poi diverse specie di acero tra cui Acer platanoidesA. pseudoplatanusA. saccharum e un bell’esemplare di Sorbus lanata.

Continuando l’itinerario, sulla destra si osserva l’Arboreto Pavari con gli impianti sperimentali di Chamaecyparis lawsonianaThuja plicataPicea orientalis e Pseudotsuga menziesii.

All’interno dell’Arboreto Tozzi meritano attenzione una pianta di Pseudotsuga menziesii di notevoli dimensioni e una di Betula ermanii dalla caratteristica corteccia disfacentesi in placche orizzontali.

 

Percorso bianco

Il percorso coincide in buona parte con quelli sopra descritti, ma a differenza di questi raggiunge la parte nuova dell’arboreto (sezione Allegri). Dopo avere attraversato la sezione sperimentale dell’Arboreto Pavari, l’itinerario si presenta più impegnativo per l’aumento della pendenza media del sentiero. La peculiarità di questa parte di arboreto è costituita dall’elevato numero di specie ospitate rispetto alle altre sezioni. Fra quelle di maggior rilievo si ricordano Cephalotaxus harringtonii e diverse specie di abeti mediterranei come Abies cephalonicaA. bornmullerianaA. equi-trojaniA. nordmanniana e A. cilicica. Nella parte alta è presente una fra le specie più interessanti di tutto l’arboreto, Metasequoia glyptostroboides, da considerarsi vero e proprio fossile vivente; fu scoperta in Cina nel 1941 e successivamente attribuita a questo genere, descritto nello stesso anno da un paleobotanico per una specie fossile risalente al Pliocene.

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CRA-SEL

 
Centro di ricerca per la selvicoltura 
Viale S. Margherita 80 
52100 Arezzo 
Tel. 0575-353021 
Fax 0575-353490
Sito CRA-SEL   www.selvicoltura.eu
mailsel@entecra.it
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Corpo Forestale dello Stato

Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Vallombrosa
Via S. Benetto 1
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Tel. 055-862020
Fax 055-862001
mail   utb.vallombrosa@corpoforestale.it

 

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Piazzale Roma 7
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